Ami i gatti? I Malesi sono la tua razza preferita e vorresti avere sempre accanto? Allora devi organizzare un viaggio a Kuching, nel Borneo (Sarawak – Malesia), la patria di questo meraviglioso felino.

La capitale dei gatti
Kuching è conosciuta come la città dei gatti, e non solo perché se ne incontrano per strada. Il gatto qui è diventato il simbolo della città: lo trovi nelle statue, nei murales, sulle insegne dei negozi, nei souvenir più improbabili, persino in un museo che gli è dedicato per intero. Il nome stesso, Kuching, significa “gatto” in malese, anche se il motivo esatto resta un po’ avvolto nella nebbia.
Per quel che riguarda i gatti veri, in Malesia il tipo più diffuso in assoluto è il kucing kampung, letteralmente “gatto di villaggio”.
Non è una razza riconosciuta ufficialmente, ma piuttosto una popolazione di gatti a pelo corto, di taglia media, dal mantello quasi sempre screziato, plasmata da generazioni di vita libera per strada e nei villaggi. Si dice che derivi in parte da incroci con i gatti Manx portati dai coloni britannici, anche se a differenza dei Manx il kucing kampung ha quasi sempre la coda lunga. È un gatto rustico, resistente al caldo umido tropicale, con poche patologie ereditarie legate alla selezione – il classico gatto “di tutti e di nessuno” che si vede sonnecchiare fuori dai negozi in ogni angolo del Paese, Kuching compresa.
Accanto a lui, in città, capita di imbattersi anche in gatti più particolari, come la Kucinta – conosciuta anche come Singapura, una delle razze più piccole al mondo, con occhi grandi, orecchie larghe e pelo corto screziato – a cui il Cat Museum ha dedicato più di un’esposizione temporanea. Ma il vero cuore della fama felina di Kuching resta altrove: nella cultura, nelle leggende e in quell’omaggio quasi ininterrotto che la città rende, sotto ogni forma possibile, a un animale che è diventato prima di tutto un simbolo.
La versione che sentirai raccontare più spesso riguarda James Brooke, il britannico diventato nel 1841 il primo Rajah di Sarawak. Pare che avesse chiesto a un abitante del posto come si chiamasse quella zona, indicando per caso un gatto lì vicino. L’uomo, convinto che la domanda riguardasse l’animale, avrebbe risposto semplicemente “kuching”.
Ma di cosa è capitale, esattamente?
Kuching è davvero una capitale, quella del Sarawak, uno dei due Stati della Malaysia sull’isola del Borneo, e oggi conta oltre mezzo milione di abitanti. Si è sviluppata lungo il Sarawak River, e la sua storia è legata a doppio filo alla famiglia Brooke, i cosiddetti Rajah Bianchi, che governarono il Sarawak per gran parte dell’Ottocento e fino alla prima metà del Novecento.
James Brooke arrivò qui nel 1839 e divenne Rajah due anni dopo. La sua famiglia rimase al potere fino al 1946, quando il territorio passò sotto la Corona britannica. Quell’eredità si vede ancora bene passeggiando nel centro storico, tra gli edifici affacciati sul fiume.
È anche una città che smentisce parecchi luoghi comuni sulla Malaysia: qui convivono comunità malesi, cinesi e diversi gruppi indigeni del Sarawak, con moschee, templi cinesi, chiese e quartieri commerciali nati in epoche diverse che convivono senza troppi attriti. Basta camminare senza fretta per accorgersene. E in mezzo a tutto questo, puntuale, il gatto continua a fare capolino.
La verità sul nome: Kuching significa Gatto?
Vera fino in fondo? Chissà. Circolano anche altre spiegazioni: c’è chi lega il nome al mata kucing, un frutto tropicale il cui nome significa letteralmente “occhio di gatto”, e chi lo fa risalire a un vecchio corso d’acqua della zona. Sta di fatto che, qualunque sia l’origine, il gatto è rimasto ed è diventato parte dell’identità della città – non una trovata da cartolina, ma qualcosa di più radicato.
Perché, da sempre, questo felino ha sempre esercitato questo tipo di fascino sull’uomo. C’è una spiegazione quasi biologica dietro l’attrazione che proviamo per i gatti: occhi grandi, testa tondeggiante, proporzioni che ricordano quelle di un cucciolo anche in età adulta. Gli etologi la chiamano baby schema, ed è più o meno lo stesso meccanismo che ci fa sciogliere davanti a un neonato.
Ci mettono lo zampino (letteralmente) anche le fusa, il cui suono, a una frequenza compresa tra i 25 e i 150 Hz, ha un effetto calmante misurabile su chi lo ascolta. E poi c’è l’indipendenza: un gatto non chiede di essere portato fuori tre volte al giorno, si adatta bene a spazi piccoli, e la sua attenzione, quando arriva, sembra sempre un premio più che un dovuto.
Non stupisce allora che culture diverse, nei secoli, abbiano finito per venerare questo animale quasi allo stesso modo: dall’antico Egitto, dove il gatto era sacro, fino al Giappone del maneki-neko, il gatto che porta fortuna con la zampa alzata. Kuching, con il suo nome e la sua ossessione felina, si inserisce in questa lunga tradizione asiatica di rispetto – quasi mistico – verso i gatti, portandola però a un livello che poche altre città al mondo possono vantare.
Ovunque tu guardi, un gatto Malese
Basta camminare per il centro storico per rendersene conto. Murales felini a ogni angolo, statue dedicate al gatto malese diventate vere e proprie attrazioni, negozi che sembrano fare a gara a chi ha più gadget a tema felino.

La più fotografata è la grande statua bianca a forma di gatto di Padungan Street, che durante alcune festività viene addirittura vestita e addobbata, quasi fosse la mascotte ufficiale della città. Vale la pena fermarsi in zona anche solo per i locali e i negozi lì intorno.
E poi, naturalmente, i souvenir: magliette, borse, calamite, statuette, cartoline. Il gatto finisce su qualunque cosa possa essere venduta a un turista. In fondo funziona proprio così: mentre altrove tocca a te cercare il simbolo da fotografare, a Kuching è il simbolo che ti viene incontro.
Non aspettarti però una città letteralmente invasa da gatti randagi in ogni vicolo. Il legame è più culturale e visivo che concreto: Kuching ha scelto di raccontarsi così, e lo fa con una coerenza che raramente si trova altrove.
Il Cat Museum di Kuching
Una città che porta il nome “gatto” non poteva non avere un museo dedicato all’argomento, e infatti ce l’ha. Si trova a Petra Jaya, dentro la sede del Kuching North City Hall, e raccoglie oltre 4.000 pezzi tra fotografie, dipinti, statue, manifesti e oggetti di uso quotidiano legati al mondo felino, arrivati da mezzo mondo.
Ci sono sezioni sulle diverse razze, sulla storia del rapporto tra uomo e gatto nei secoli, e qualche riferimento ai felini più famosi della cultura pop. Aperto dal 1992, con gli anni è diventato una delle tappe più curiose di un giro a Kuching – non serve molto tempo per visitarlo, si inserisce facilmente in una giornata insieme al resto del centro. Per chi ama i gatti, comunque, resta praticamente un passaggio obbligato.
Mata kucing, il frutto occhio di gatto
Il legame tra Kuching e i gatti arriva anche a tavola, in un modo abbastanza buffo. Il mata kucing è un frutto tropicale molto comune nel Sud-est asiatico, cugino stretto del longan: buccia marrone sottile, polpa chiara e traslucida, un seme scuro al centro. Quando lo apri, l’effetto ricorda davvero un occhio che ti fissa. Da lì il nome, occhio di gatto.

È dolce, succoso, si mangia fresco, e lo trovi ovunque tra la marea di frutta tropicale nei mercati cittadini. Secondo una delle teorie sull’origine del nome della città, ci sarebbe un legame diretto tra questo frutto e Kuching stessa, anche se nessuno storico l’ha mai confermato con certezza. Resta comunque una bella curiosità, in una città dove il gatto spunta fuori da ogni angolo possibile.
Il Kuching Waterfront
Se devi scegliere da dove partire, comincia dal Kuching Waterfront: una passeggiata di circa un chilometro e mezzo lungo il Sarawak River, proprio davanti al centro storico.
Di giorno il fiume è attraversato dai perahu tambang, le piccole imbarcazioni locali che fanno la spola tra le due rive. Dalla passeggiata si vedono bene l’Astana e Fort Margherita, mentre il Darul Hana Bridge permette di attraversare a piedi e guardare Kuching da un’altra angolazione.
La sera cambia tutto. Con il caldo che finalmente allenta la presa, il Waterfront si riempie di famiglie, giovani e turisti, e diventa uno dei posti più vivi della città. Il posto giusto per fermarti a mangiare qualcosa, bere una birra, guardare il fiume senza fretta.
Main Bazaar e Carpenter Street
Subito dietro il Waterfront si apre una delle zone più belle del centro storico. Main Bazaar conserva ancora molte delle sue shophouse, i tipici edifici commerciali del Sud-est asiatico con negozio al piano terra e abitazione sopra. Oggi ospitano soprattutto artigianato, tessuti, oggetti tradizionali e, ovviamente, souvenir a tema felino.
Carpenter Street, poco più in là, è un’altra delle strade storiche: ristoranti, piccoli negozi, vecchi edifici che raccontano la vocazione commerciale della città. La sera, quando i locali cominciano a riempirsi, è particolarmente piacevole.

Cosa mangiare a Kuching nel Sarawak
La cucina del Sarawak vale da sola qualche giorno in più di permanenza. Il piatto simbolo è la Laksa Sarawak, una zuppa speziata con noodles, carne o pesce, germogli di soia, uovo e altri ingredienti che cambiano da ricetta a ricetta. Molto diffuso anche il Kolo Mee, un piatto di noodles tipico della città.
Per qualcosa di diverso c’è il Kek Lapis Sarawak, una torta a strati dai colori sgargianti, praticamente fatta apposta per una foto.
Nei locali frequentati dai residenti i prezzi restano bassi, quindi mangiare bene senza spendere una fortuna qui non è affatto un problema. E se dopo cena ti resta ancora voglia di gatti, non farai fatica a trovare un negozio pieno di souvenir a tema.
Gli altri animali di Kuching: dagli oranghi alle scimmie dal grande naso
Kuching è anche il punto di partenza ideale per esplorare un parte di Borneo, e il paesaggio cambia in fretta appena ci si allontana dal centro.
A una ventina di chilometri si trova il Semenggoh Wildlife Centre, noto soprattutto per il lavoro di riabilitazione degli oranghi. Gli animali vivono liberi nella foresta e durante alcune sessioni di alimentazione possono avvicinarsi alle aree dove viene distribuito il cibo – anche se, essendo animali selvatici, non c’è nessuna garanzia che si presentino. Resta comunque una delle escursioni più belle per chi arriva fin qui dall’altra parte del mondo.
Poi c’è il Bako National Park, il più antico parco nazionale del Sarawak: foresta pluviale, mangrovie, spiagge, sentieri nella giungla. È famoso soprattutto per le scimmie nasiche, specie endemica del Borneo riconoscibile dal grande naso dei maschi, ma capita di incontrare anche macachi, varani, cinghiali barbuti e diverse specie di uccelli. Si visita in giornata partendo da Kuching, oppure si può pernottare direttamente nel parco per vivere meglio l’atmosfera della foresta.
Quando andare a visitare Kuching nel Borneo malese
Il clima a Kuching è equatoriale: caldo, umido, con piogge possibili tutto l’anno. Chi vuole concentrarsi sulle escursioni troverà nei mesi tra marzo e settembre condizioni generalmente più affidabili. Tra novembre e febbraio le piogge si fanno più frequenti, ma questo non significa che la città vada evitata: gli acquazzoni tropicali sono spesso intensi ma brevi, e raramente rovinano l’intera giornata. Se il programma include Bako o altre escursioni nella foresta, conviene comunque dare un’occhiata alle previsioni nei giorni prima.
Quanto costa un vacanza nel Borneo?
Rispetto a molte città asiatiche più battute dal turismo internazionale, Kuching resta ancora una destinazione economica. Una sistemazione semplice costa indicativamente 25-60 ringgit malesi a notte, mentre per un hotel di fascia media si sale a 110-300 ringgit circa.
Un pasto nei ristoranti locali costa in genere 10-20 ringgit, molto meno rispetto ai locali più turistici. Per una vacanza di livello medio puoi ragionare su un budget di circa 180-300 ringgit al giorno a persona, esclusi voli internazionali ed escursioni più impegnative – che restano la voce di spesa più pesante, soprattutto se scegli tour privati nella foresta.
Quanti giorni servono per visitare Kuching
Due giorni bastano per farti un’idea del centro e delle attrazioni legate ai gatti. In tre puoi visitare con calma il Cat Museum, il Waterfront, Main Bazaar e Carpenter Street, e aggiungere già una prima escursione nei dintorni.
Per un viaggio più completo direi di considerare una settimana: il tempo giusto per goderti la città e organizzare almeno due uscite, una a Semenggoh per gli oranghi e una a Bako per le scimmie nasiche. Chi vuole usare Kuching come base per conoscere meglio il Sarawak può tranquillamente fermarsi una settimana o anche di più.
Il viaggio che parte da una parola sola: gatto
Tutto, a Kuching, parte da una parola: gatto. La trovi nel nome della città, nelle statue, nei murales, nei negozi, nel Cat Museum. La trovi persino nel mata kucing, il frutto chiamato occhio di gatto che secondo una delle teorie potrebbe aver dato origine al nome stesso della città.

Poi c’è molto altro, certo: il Sarawak River, il Waterfront al tramonto, le vecchie shophouse, i mercati, la storia dei Rajah Bianchi. E appena fuori dal centro, le foreste del Borneo, con gli oranghi di Semenggoh e le scimmie nasiche di Bako che aspettano chi ha voglia di spingersi un po’ più in là.
Ma quando ripensi a Kuching, alla fine, torna sempre lui. Sui muri, nelle vetrine, nei souvenir che finisci per comprare senza nemmeno accorgertene.
Per chi ama i gatti, specialmente i malesi, sarà quasi impossibile trovare una destinazione più appropriata.
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